
CURSI (Lecce) L'abbraccio della gente lo ha fatto sentire più forte, meno isolato in una battaglia ancora tutta da combattere. Da ierimattina, Marco André Zoro, difensore ivoriano, dal gennaio 2003 al Messina, è cittadino onorario di Cursi, 4.400 abitanti, 35 chilometri a sud dì Lecce. Quasi mezzo paese si è ritrovato, in piazza Pio XII, per stringere quel nuovo «fratello» con una morsa di affetto, in segno di solidarietà dopo gli insulti razzisti subiti dal giocatore di Abidjan, il 27 novembre, durante Messina-Inter.
Dopo un consiglio comunale all'aperto, l'avvocato Edoardo Santoro, sindaco dì Cursì, alla guida di un'amministrazione dì centrosinistra, ha conferito la cittadinanza onoraria e consegnato una chiave d'argento a Zoro, al quale centinaia di bambini delle scuole hanno riservato cori e striscioni (tra i tanti, «Siamo tutti diversi, che bella uguaglianza», «Lo sport ci aiuta a costruire nuovi ponti di amicizia per sentirci sempre più squadra»).
Gessato grigio e camicia bianca, emozionato, il difensore ivoriano, accompagnato dalla procuratrice Lucia Bianco, ha ringraziato. «Questi bambini saranno gli uomini del domani e, frequentando gli stadi, sapranno considerare certi valori - ha detto Zoro - C'è solo una razza, c'è un solo colore nell'umanità».
Marco è poi tornato su Messina-Inter. «Non rifarei più il gesto di lasciare il campo, spero che nessun mio collega arrivi ad essere mosso dal sentimento che ho provato in quei momenti. Ho apprezzato i messaggi di solidarietà di Drogba, Henry e Ronaldinho, del vice-presidente federale Abete. Il razzismo negli stadi? Gli arbitri dovrebbero interrompere le partite. Ora voglio pensare solo al Messina».