
Sognare di vivere in un "Paese normale", non invaso nelle zone industriali, commerciali, agricole, da "Torri Eoliche" alte complessivamente circa 70 metri; non auspicare in dette zone la nascita indiscriminata di impianti di "biomasse", cioè, centrali termoelettriche che utilizzano come combustibile residuati dell'agricoltura, olii ed altro; non consentire in dette aree, che quasi sempre sono a ridosso dei centri urbani, di realizzare impianti di produzione di energia elettrica a quasi esclusivi fini commerciali; salvaguardare gli aspetti globali di uno sviluppo compatibile con le vocazioni di questo territorio; non significa disincentivare o bloccare l'utilizzo delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica, bensì programmare e selezionare le tecnologie compatibili con l'ambiente, il paesaggio, l'uomo.
La grande sfida dei nostri giorni e di coloro che hanno gli strumenti amministrativi e legislativi per intervenire, è mettere un freno, non allo sviluppo, ma alla devastazione del nostro territorio, ed è quello che sta tentando di fare la Provincia di Lecce.
Prevedere dalla Regione Puglia la dichiarazione di inizio attività (DIA) per tutti gli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili fino a 1 MW (corrispondente a 1.000 KW) sul territorio salentino, che è fortemente Municipalizzato (quasi 115 Enti locali, tra Comuni e frazioni) e costituito da piccoli appezzamenti di terreno agricolo, *significa* non sburocratizzare o semplificare le procedure per la realizzazione di tali impianti, ma lasciare mano libera per un utilizzo indiscriminato, ponendo a rischio l'agricoltura tradizionale, i futuri assetti del territorio, gli aspetti naturalistici e paesaggistici.
Provvedimenti della Regione, che, se pur validi in altre realtà della Puglia, non trovano consenso e applicazione nel nostro territorio, per le ragioni esposte.
La Provincia, con il provvedimento adottato dal Consiglio Provinciale il 28 marzo 2008, non ha voluto dire "no alle fonti rinnovabili", anzi, ben vengano gli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, realizzati nelle zone industriali, artigianali, commerciali, agricole, con la sola "procedura DIA", purché l'energia programmata e prodotta sia prevalentemente destinata all'autoconsumo dell'azienda e solo il di più utilizzato come scambio con il Gestore di energia. Tant'è che l'Assise Provinciale ha dato mandato al Presidente Pellegrino di invitare il Consiglio Regionale a sospendere con urgenza per gli impianti non destinati all'autoconsumo l'applicazione dell'art.27 della Legge regionale n.1 del 19 febbraio 2008, che prevede la DIA fino a 1 MW.
Allora, se la produzione di energia elettrica è a fini commerciali, "si alla realizzazione di filiere energetiche integrate da fonte rinnovabile", anche in zone industriali, purché:
Se le filiere energetiche rientrano in una programmazione definita:
Prevedere uno sviluppo programmato, delle line guida, degli accorgimenti preventivi, non significa bloccare i benefici previsti dalla Legge, come il "Conto Energia" o togliere alle aziende e ai privati le opportunità offerte dalla normativa vigente, anzi, significa garantire ai privati e ai piccoli imprenditori opportunità certe e non illusorie.
Nicolino Sticchi
Consigliere provinciale e presidente della Commissione Ambiente e Risorse Naturali ed Energetiche.