Ma non chiamatemi professore

Tutti pronti a Cursi per ricordare il professore Donato Giannuzzi ad un anno dalla sua scomparsa

professore Donato Giannuzzi

Siamo tutti pronti ad onorarlo a Cursi, a ricordare una persona come Donato Giannuzzi, valente uomo di cultura, attento ricercatore di storiografia, padre di un filone di ricerche che mette al centro la terra salentina con le sue tradizioni e la sua storia. .

Tutti lo ricordano come Donato Giannuzzi, in pochi lo chiamavano "professore", perché il riconoscimento che gli altri gli riservavano non aveva bisogno di titoli per rimanere vivo.

Donato Giannuzzi era nato a Cursi, nel '41 nella casa familiare in via Ugo Marotta, il più grande di otto fratelli aveva svolto con successo la carriera scolastica riuscendo a laurearsi con ottimi voti in Lettere Classiche presso l'Università di Bari. La strada intrapresa all'inizio era stata quella sacerdotale a Molfetta, successivamente abbandonata, nel corso del secondo anno di teologia, per dedicarsi agli studi umanistico-letterari i cui contenuti e valori sono stati ottimamente trasmessi ai tanti suoi alunni cursiati che nelle scuole medie muovevano i primi passi nell'ambito delle discipline umanistiche.

Nel corso di oltre trentacinque anni al servizio di Cursi e della crescita dei suoi ragazzi, aveva intrapreso l'esperienza politica, prendendo parte all'attività amministrativa dal '75 all'85 come vicesindaco e come assessore alla cultura.

Non voleva nessuna etichetta, di nessun partito, e non voleva essere ricordato per la militanza partitica, piuttosto considerava la politica come un servizio nei confronti della cittadini, come uno strumento in grado di modificare la quotidianità cercando, dal suo canto, di gettare un seme di cultura, di vita che maturasse in qualche giovane della sua Cursi. E così è stato: alcuni dei suoi alunni, sotto i suoi vigili insegnamenti sono giunti alla ribalta nell'ambito comunale, provinciale e nazionale. Questo mettersi al servizio degli altri-spesso si concretizzava nella collaborazione con numerosi suoi alunni, dai quali non pretendeva in maniera più assoluta un risarcimento in denaro.

Trasmettere i saperi, e vivere la cultura stessa per Donato era qualcosa di inestimabile, i miti classici la facevano da padrone nel suo panorama di conoscenze, Orazio, Catullo e Virgilio erano i suoi preferiti, e declamare i loro versi gli permetteva di legarsi alla sua terra e alla letteratura dei suoi padri. Giovanni Pascoli e Sant'Agostino erano i più studiati, grazie anche agli approfondimenti presso il Monastero di Molfetta.

I cursiati rimarranno per sempre grati per due sue opere "Cursi, la storia, la vita e la pietra" (fig.2) e "Cursi: Cripta di Santo Stefano o di San Giorgio" (fig.1), primi testi volti a documentare con una metodologia scientifica il passato del paese, produzioni che testimoniano le competenze tecniche, la dovizia di conoscenze e la passione per la terra madre. Da qui i cittadini futuri possono partire per conoscere le nostre origini, per scoprire ciò che siamo stati.

Un'altra sua collaborazione importante insieme a Don Salvatore Mileti è segnata nel libro "Santuari Mariani" (fig.3) edito dalla Arcidiocesi di Otranto. Nell'ultimo periodo costante è stata la sua collaborazione con la Guardia di Finanza nel tentativo di recuperare alcune opere scomparse dal patrimonio culturale di Cursi e dei centri limitrofi, non ultime le due tele, quella della Madonna del Buon Consiglio e quella del Cuore di Gesù e la statua di S. Francesco da Paola che erano state sottratte dalla Chiesa matrice.

CATEGORIA
dai giornali
DATA PUBBLICAZIONE
4 marzo 2006
FONTE
Belpaese del 2 marzo 2006
AUTORE
Nicola Santoro
  IMMAGINI CORRELATE
fig. 1 Donato Giannuzzi: Cursi, Cripta di Santo Stefano o di San Giorgio
fig. 2 Donato Giannuzzi: Cursi, La Storia, La Vita, La Pietra
fig. 3 Santuari Mariani