... quanto mi mancate !

No, non pensate sia nostalgia improvvisa. Anche quella a volte sovviene, per gli affetti e le cose lontane e care, lasciate ma mai dimenticate! No, non voglio parlarvi di nostalgia!

Una settimana si è appena conclusa, per me intensa, piena di lavoro per l'accoglienza di due gruppi, ospiti del nostro Centro di Animazione Missionaria. Il primo gruppo, Pro-Life, organizzazione cristiana che si impegna nella difesa della vita, contro l'aborto e i rapporti sessuali troppo prematuri (causa appunto di tantissime richieste di aborto da parte di ragazzine), ha radunato i suoi responsabili a livello nazionale per mettere a punto un programma di iniziative e interventi per il prossimo anno 2010.

Il secondo gruppo, PASADA, anche questa organizzazione di ispirazione cristiana nata nella Diocesi di Dar es Salaam, si occupa di persone affette da AIDS e problemi connessi. Tre responsabili e 15 adolescenti (14-16 anni) si sono radunati per cinque giorni di attività particolari. Quali, mi domanderete?

Occorre sapere che gli adolescenti in questione (5 ragazzi e 10 ragazze) sono tutti orfani. Se due più due fa quattro e se PASADA si occupa delle persone affette da AIDS, possiamo anche immaginare perché sono orfani. Non vivono in una comunità, ma sono tutti presso famiglie di parenti più o meno prossimi. Fortunati, mi direte! Certo, non vivono abbandonati a se stessi, sono inseriti nella società attraverso queste loro nuove famiglie. Ma le loro storie sono piene di povertà, difficoltà di inserimento in famiglie già di per sé numerose e povere, spesso con il bagaglio di qualche fratellino o sorellina ancora più piccoli... L'unica grande ricchezza che possedevano, il padre e la madre, è venuta loro mancare.

Sono arrivati qui al Centro lunedì mattina. Timorosi, timidi, quasi spaventati di trovarsi in un posto sconosciuto, grande, nuovo! Hanno ricevuto la loro chiave e si sono sistemati a due a due nelle camere. Qui i loro occhi si sono spalancati e la loro naturale vivacità cominciava ad affiorare: una camera per due solamente, ciascuno con il suo letto ed il suo tavolino, un armadio, addirittura il bagno in camera, non occorre andare fuori, magari lontano, per le proprie necessità. Vero! Una stanza del genere, che poi non è grande, potrebbe ospitare un'intera famiglia, ...e quale famiglia!

Da subito hanno iniziato i loro incontri. I responsabili di PASADA li seguono, vedono i loro progressi, cercano di aiutarli nelle loro difficoltà di inserimento, radunandoli ogni tanto e facendo con loro varie attività e terapie di gruppo, ... E io? Niente, semplicemente ero presente per assicurare che si incontrassero, mangiassero (...e quanto hanno mangiato! Probabilmente portate di questo tipo non ne avranno viste molte nella loro vita), nella loro vivacità e a volte anche irrequietezza non recassero disturbo agli altri che erano presenti al Centro; ogni tanto scambiavo qualche battuta con loro, scherzavo, ridevo, li rimproveravo.... Sì, semplicemente c'ero!

Le loro necessità erano per me "premura", mai accondiscendenza. La diffidenza iniziale, tipica degli adolescenti con problemi alle spalle, è stata facilmente superata. Ed è così che ho cominciato a sentirmi chiamare BABU. "Babu, posso avere ancora un po' di riso e magari anche un altro pezzo di carne?"; "Babu, posso avere un secchio per lavare la mia roba?"; "Babu, dove possiamo stendere i panni?". ...e tante altre volte ancora!

Certo, l'età non mi manca per poter essere loro padre, ma addirittura Babu suona alquanto strano. 'Babu' significa nonno! Mi è già capitato di sentirmi chiamare così, ma da bambini piccoli, molto piccoli, certo non da adolescenti. Ma devo dirvi il vero, non mi ha per nulla disturbato essere "titolato" in questo modo. Semplicemente mi ha fatto riflettere: questi ragazzi vivono, a volte sopravvivono, sono seguiti – fortunati in questo –, ma quanta miseria. Le parole non dette si sentono ugualmente, si vedono nei loro atteggiamenti, nell'affetto ricambiato verso chi, seppur sconosciuto fino a pochi giorni prima, ha semplicemente avuto un po' di premura nei loro confronti: "Papà, mamma, quanto mi mancate!".

Giuditta, una delle più piccole, minuta ma dalle ossa forti, quattordici anni appena compiuti, era felicissima. Per l'incontro e le nuove conoscenze sicuramente, ma soprattutto perché ha ricevuto l'aiuto necessario per accedere ad una scuola di arti e mestieri. Vuole fare la sarta. E così aiutare la sua famiglia. Sì, lei piccola, è anche la piccola mamma di altri quattro fratellini più piccoli... tutti orfani! D'altra parte sono tutti figli degli stessi genitori che oggi non ci sono più! Papà, mamma, quanto mi mancate!

Sono andati via, sabato, come da programma. Tristi per il distacco da questo "babu" sconosciuto. Hanno voluto le foto insieme con il "babu", con la promessa di farle giungere ai responsabili che li seguono (non mancherò di farlo). Anche il numero di telefono del "babu": forse (ma dico forse) riusciranno a strappare una telefonata da qualche parente. Ci siamo abbracciati, ci siamo lasciati, mai con un addio, sempre e solo arrivederci, 'Mungu akipenda', se Dio vorrà. Tutto finisce qui, o forse no! Sicuramente li porto con me, quei volti, questi ragazzi ancora bisognosi di tanto affetto, di una presenza che li guidi in questi primi approcci alla vita.

Ora è domenica, in ufficio, mi preparo per l'accoglienza di un altro gruppo questa settimana che viene, anche questo a livello nazionale, la CARITAS.
Ma questa è un'altra storia...


p. gianni, Dar es Salaam 13 dicembre 2009


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